A cura di Giovanni Florio
Il Giubileo del 2025 porterà milioni di pellegrini in Italia, attratti da esperienze spirituali e culturali sempre più ricercate. In questo contesto, la Calabria si propone come una meta ideale, dove il turismo religioso si intreccia con quello culturale, naturalistico ed esperienziale.
Si tratta di nicchie di turismo in forte crescita. Infatti, una parte crescente dei viaggiatori rifiuta l’omologazione del turismo di massa e cerca luoghi autentici e significativi. Per questo motivo, la Calabria offre un’alternativa affascinante: tra boschi, cammini spirituali e antichi monasteri, la regione rivela il suo volto più intimo e prezioso.
Un esempio emblematico è l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, gioiello nascosto della Sila Piccola.

Incastonata tra i monti della Sila Piccola catanzarese e immersa nel verde della valle del fiume Corace, l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo è uno di quei luoghi che sembrano sospesi nel tempo. Ci troviamo nella frazione Castagna di Carlopoli, al confine con Soveria Mannelli. Qui si ergono, maestose e silenziose, le rovine di un’antica abbazia fondata dai benedettini nell’XI secolo e ricostruita nel XII dai cistercensi.
Visitare Corazzo significa vivere un’esperienza unica, tra spiritualità, cultura e natura incontaminata. Le alte mura in pietra, le volte spezzate e gli archi gotici raccontano un passato di preghiera, studio e lavoro, secondo la regola benedettina: ora et labora.
Intorno al monastero, i monaci cistercensi coltivavano la terra, allevavano animali e azionavano mulini grazie all’acqua del fiume Corace. Così, l’abbazia divenne una vera Città di Dio: un centro spirituale ma anche economico, vitale per il territorio.

Ciò che rende questo luogo ancora più straordinario è il legame con Gioacchino da Fiore. Il celebre mistico e teologo medievale – citato anche da Dante nella Divina Commedia – fu abate proprio a Corazzo, dal 1177.
In questo luogo scrisse le sue opere principali, tra cui La Concordia del Nuovo e del Vecchio Testamento e l’Esplicazione dell’Apocalisse, con l’aiuto degli scribi Nicola e Giovanni.
Secondo alcune leggende locali, durante la sua permanenza l’abbazia avrebbe custodito reliquie sacre portate dai Cavalieri Templari: un frammento della croce di Cristo, una pietra del Santo Sepolcro e perfino una ciocca di capelli di Maria Maddalena.

Nonostante i forti terremoti del 1638 e del 1783 abbiano gravemente danneggiato la struttura, oggi è ancora possibile ammirare l’impianto architettonico originario. In particolare, meritano una visita:
la chiesa a croce latina con abside rettangolare e transetto;
la suggestiva “porta dei morti”, che conduceva al cimitero monastico;
la scala del dormitorio con i resti delle celle e dei camini;
l’antico chiostro, cuore della vita monastica, con il pozzo e il lavabo dei monaci.
Inoltre, l’abbazia è visitabile con guida. È anche una tappa del Cammino di Gioacchino da Fiore, un affascinante itinerario escursionistico che collega il mar Tirreno alla Sila, attraversando luoghi di fede e natura selvaggia.

L’Abbazia di Corazzo è molto più di un sito archeologico. È un luogo dell’anima. Chi ama il turismo culturale, il trekking spirituale, la storia medievale o i paesaggi autentici della Calabria non può perdersi questa perla nascosta.
Il piccolo “Santiago calabrese”, ovvero il Cammino di Gioacchino è un percorso che unisce idealmente il Castello Normanno-Svevo di Lamezia Terme (Nicastro), dove l’abbate ricevette i possedimenti silani da Costanza d’Altavilla, all’Abbazia di San Giovanni in Fiore, per un totale di 5 tappe.
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