A cura di Giovanni Florio
Cosenza, incastonata tra i monti della Sila e attraversata dai fiumi Crati e Busento, è una delle città più affascinanti della Calabria da scoprire. Con il suo centro storico tra i più antichi del Sud Italia, vicoli ricchi di arte e una vibrante anima culturale, è la meta ideale per chi cerca un’esperienza autentica, tra misteri e bellezze senza tempo.
Ed è proprio qui, tra le acque tranquille del Busento, che nasce una delle leggende più affascinanti d’Europa: quella del Tesoro di Alarico.
Nel 410 d.C., Alarico, re dei Visigoti, dopo aver saccheggiato Roma, si spostò verso sud con un bottino di valore inestimabile: oro, argento, reliquie sacre e persino, secondo alcuni, la Menorah del Tempio di Gerusalemme. Durante la marcia, fu colpito da una malattia e morì proprio nei pressi dell’antica Cosentia.
Secondo la leggenda, i suoi uomini deviarono il corso del fiume Busento, scavarono una tomba nel letto asciutto e vi seppellirono Alarico insieme al tesoro e al suo cavallo. Una volta conclusa la cerimonia, lasciarono che le acque riprendessero il loro corso, cancellando ogni traccia. Per mantenere il segreto, tutti gli schiavi che parteciparono furono uccisi.
Si parla di un bottino straordinario: 25 tonnellate d’oro, 150 d’argento, monili, arredi sacri e oggetti di valore inestimabile. Un tesoro che, secondo alcuni, potrebbe ancora trovarsi sotto le acque del Busento.

Nel 2015, l’allora sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, rilanciò l’interesse per la leggenda, annunciando l’avvio di scavi esplorativi lungo il Busento per cercare tracce del tesoro. L’iniziativa fu pensata anche in funzione di un futuro Museo di Alarico, come simbolo identitario e attrattore turistico.
Tuttavia, dopo appena due giorni, la Soprintendenza archeologica della Calabria bloccò i lavori, poiché mancavano le necessarie autorizzazioni. Il Ministero dei Beni Culturali definì il progetto privo di base scientifica concreta, sottolineando che la leggenda si fonda unicamente sul racconto dello storico Iordanes, scritto circa 150 anni dopo i fatti.
Nonostante i ripetuti tentativi di rilancio del progetto da parte di Occhiuto — incluso un incontro con il ministro Franceschini — il MIBACT bocciò definitivamente il piano, giudicandolo privo di rigore storico e tecnico. Anche l’Ordine dei Geologi della Calabria inviò una diffida, segnalando l’assenza di una relazione geologica firmata, necessaria per qualunque opera nel letto del fiume.
Il sogno di portare alla luce il leggendario tesoro, almeno per ora, è rimasto sepolto sotto ostacoli burocratici, scientifici e normativi.

Nonostante tutto, il mito continua a vivere nella confluenza tra il Crati e il Busento, dove oggi si erge una monumentale statua di Alarico a cavallo, opera d’arte contemporanea che domina il paesaggio urbano.
Il centro storico di Cosenza celebra il mito con murales, installazioni artistiche e percorsi culturali che ne fanno una città da vivere a passo lento, tra storia e immaginazione.
E’ un mito fortissimo, identitario e turistico per la città, ma non è una certezza storica o archeologica. Ad oggi, non esiste alcuna prova storica, geologica o archeologica che confermi l’esistenza del tesoro o la sua collocazione a Cosenza.